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martedì 4 febbraio 2014

La capanna dello zio Tom

Questo libro è stato scritto dalla scrittrice Harriet Becher Stawe. Si tratta di un libro interessante in quanto parla di una storia vera ai tempi in cui esisteva ancora l'implacabile odio tra gli uomini bianchi e neri. Era una vita dura quella di quei tempi: i neri venivano frustrati, messi all'asta e divisi dalle loro famiglie.
Insomma erano trattati come animali. Questa triste storia è ambientata in America, nel Kentuchy e parla di un uomo nero, Tom o meglio lo zio Tom. Tom era un uomo onesto,  tranquillo con molta fede e rispetto per gli altri, anche per il suo paese. Egli non era un uomo crudele, anzi era amico dei neri. All'inizio lo zio Tom viveva tranquillo con la sua famiglia ma poi arrivò anche per lui il momento di abbandonarla e. dopo essere stato comprato da un bianco, fece la fine di tutti gli altri neri: morì per l'odio di un padrone senza cuore che pensava solo a se stesso e ai soldi.
Lo zio Tom resistendo comunque fino alla fine, aiutò una donna a ritornare dalla sua famiglia e cercò persino di aiutare il suo crudele padrone. Questa storia, fa capire che al mondo non si trovano solo uomini senza cuore ma ci sono anche uomini che farebbero di tutto per aiutare gli altri.

domenica 26 gennaio 2014

Ritratto di signora


Scendeva le scale annaspando come a delineare nel profondo la sua magrezza fisica. A volte ritornava la sera senza guardare i figli che ne decantavano la pace sul volto, come se la sfuggevole presenza non fosse la donna del padre. Anna cercava spesso di rimettere in ordine la sua dimensione di piccola romanziera della realtà ma si trovava a condividere le disgrazie dei vicini, del marito che sembrava girare in casa come in una prigione.
Circolava la voce di non poter avere alcun contatto con il suo domestico, un uomo alto, grazioso, con uno sguardo fisso nel vuoto. Nel paese conviveva con una ragazza da molto tempo, facendo vera l’usanza di malafede di vederne la figlia di un amore nascosto.
Non sorvolava mai sulle accuse delle sue amiche di essersi accontentata di poco, come se la sua famiglia fosse meno importante delle loro o i suoi capelli meno curati di quelli corti e fini dell’interlocutrice. Portava con sé la cura di anni di una vita terrena senza pietà di un uomo, il marito, incontrato per caso un giorno sulla spiaggia sotto casa.
Lui esisteva sentendo lei parlare: stava immobile a sentirne il dolce suono dei racconti ai quali dedicava ormai molto tempo da quando i figli erano meno indispettiti dal loro essere al mondo.
Guanti, stole, bracciali, un anello che teneva nascosto, una serie di collezioni con le quali riempiva scatoloni della mansarda prestata dai vicini spesso sentenziosi su di chi fossero gli averi.
Camminava spesso nei sentieri della campagna mogia, silenziosa e torrida, ammirando con i figli la natura del padre, come se per loro non ci fosse differenza tra gli esseri umani e i fili d’erba da osservare. Non faceva domande che non fossero sentenze per i suoi amici, trovando come risposta altre frasi fuori tema, come se osasse troppo nel porre interrogativi.
La tranquillità della città era spesso interrotta e lei ne sentiva il peso come se ogni azione di ladri, violenti e rissosi corrispondesse a una perdita dei suoi valori. Le appariva insulso e non solo strano non poter fermare il male intricato e torbido che si inframmezzava alla sua visione della vita. In quei momenti cercava spesso un rifugio nei suoi ricordi dell’adolescenza soave e piena di ammonimenti e rinunce ma anche fitta di sorprese che visse, incurante del circondario. Desiderava spesso ritornarvi con la mente come se potesse riascoltare il suono delle parole dei suoi nonni o il fragore delle ore di giochi.
Con le punte dei piedi sulla banchigia, appesantiva i libri scritti con pensieri sul futuro possibile, magari un’altra città, un altro sentimento da sostituire a quello per i suoi concittadini. L’estraneità che non le apparteneva l’avrebbe fatta sorridere e inorridire del passato. I pensieri della sua solitudine rubata al presente erano come figure di un sogno notturno, al tramonto di una vecchia abitudine che sarebbe finita nell’album di fotografie dimenticate. Ritornata a casa da un giorno di lavoro evitava ancora di ripensarvi, cercava motivi per non farne il bottino di una guerra che non voleva combattere.
Preferiva sempre lui, il suo fare lieve che la colpiva al punto da non rispondergli quasi mai. La sua illusione era sempre quella singolare della certezza di un sentimento inossidabile, forse addomesticato dal mondo ma colto in un bagliore del firmamento, in una notte di costellazioni vivide. Colori e immagini di una sola fonte di sopravvivenza, contemporaneamente negata e ammirata dall’esterno. Trascorreva i giorni come se quelle sensazioni fossero pareti della sua casa. Nella sua fragilità di donna inventava oggetti da usare come consuetudine ma che colpivano per la loro estrosità.
I suoi amici ne erano spesso coinvolti, come se dovessero trovare in quegli oggetti qualcosa che la loro ospite non concepiva. E le domandavano spesso di rivederli, quei frammenti di un senso estetico nuovo. La dolcezza di Anna in quei momenti era stranamente sostituita a un senso di vuoto, come una vertigine che le toglieva franchezza e sminuiva la sua ammirazione da parte dei conoscenti. Per lei l’arte era qualcosa di insospettabile, colta in un incontro tra due sconosciuti e lasciata albeggiare.
Sembrava spesso che nessuno si accorgesse della pienezza della sua libertà, come se dovesse avere un ruolo attoriale il convincere della propria. Nel mare delle loro debolezze e delle loro forze, la donna che guardava ogni giorno suo marito e i suoi figli si sentiva simile a un suono leggero come se non dovessere accorgersi di qualcosa in particolare. Aveva tutto o forse doveva averlo, eppure ogni dialogo con i suoi diventava ancora un altro luogo da rammemorare e per lei non esisteva altro.

sabato 14 luglio 2012

Un albero per un blog


Aderendo all'iniziativa viene piantato un albero la cui produzione di ossigeno andrà a compensare le emissioni di Co2 emesse dal proprio blog andando così a neutralizzare anidride carbonica prodotta dal nostro sito.
Doveconviene ha oramai piantato oltre 1500 alberi, ma l' iniziativa non si ferma qui e si propone di raggiungere almeno i 2.000 alberi per settembre, per questo abbiamo proprio bisogno di voi, blogger italiani che vi schierate a favore della natura e dell'ecosostenibilità.
Diffondiamo l'iniziativa e rendiamo il nostro Mondo migliore e più vivibile!

giovedì 28 giugno 2012

Rami - work in progress

Nella prima sera lontana dalla guerra di fiumi e di rami intrecciati con il suo circondarsi di possibilità, Simon si divertì a perdersi nei ricordi. 

domenica 10 giugno 2012

Venezia


Appassionati
di tempeste
uomini come angeli
sul mare asciutto
dell’ultimo incubo
conato
per dimenticare
almeno quel luogo
di mai
poterne leggere
lo scrigno
diamante nascosto
nella parte
della favola
non saper andare
sanguinante
saluto
dimenticato
evidente
parossismo
lampo di memoria
non era la sua
gondola
dimenticai
ora ritorna a trebbiare
quel campo
dove hanno imparato
a guidare
nuovamente
con macchine
infantili
per domeniche
assicurate alla terra
tremante
senza sé
senza ritmi
come a ballare
una colonna
sonora
immobile

mercoledì 6 giugno 2012

Istanti poetici...


Sguardi

La notte
subbuglio
di firmamento
nella dimensione speciale
di improvvisi sguazzi
fili di seta
che fanno del pensiero
nuovi appigli
corsi d’acqua cifrati
cascate d’argento
nebbie salite per nascondere
le note di una canzone
frammentaria
nella sincerità
di un assolo
come a fuggire
dalla sapienza senza tempo
a dipingere
lo sguardo di un sasso

Che sia senza fine
Un pensiero che non abneghi mai
Una sensazione di finitudine e di coraggio
Nella dignità di ciascuno
Allora è così che vive

















Dancing

Girando l’angolo
finisce il pensiero
inizia il vibrare
della natura
racchiude
il giro di ballo
della speranza
nella negazione del finito
nel desiderio di essere
ancora altro
di volerne sentire
il profumo iridescente
radicato insonne
privo di carattere
forse immaturo
raffinato dalla quiete
assassino del proprio presente



























Tempo

Cercare un marchio
di sé una missione
arrivare alla rinascita
del proprio essere
nel mondo
senza diciture
pubblicità del passato
mai finito
ricordi inespressi
lontani non vissuti
nella certezza
della riuscita avvinghiata
al sordo fischiare del tempo































Perimetro

La realtà che mi
si forma con i granelli
del tuo foglio verde di
quello che hai legato
fine sottile e la tua cadenza
fermata a posta epigona
esile ma di certezza condivisa
la ragiono annaspando tra i
precorrimenti di generazione
che farai con addomesticamenti
e diffrazioni
La ricezione è favorevole alla
porcellana che il tuo volto mi
obbliga come granellame
frutto del settantasette che nessun
circo detiene nessuna belva
feroce ma parole e ovvie
associazioni d’impatti all’angolo
del tuo rosso addizionare favole
che uniscono ai tuoi rimandare le epoché
ma i feeling si inaspriscono e il mio
albero rilascia poche dichiarazioni
le allinea a te
anche se è un giorno
da palindrome
che importa se il sorriso
è il mio e senza sforzarsi
si aggancia alla direzione
deviante dall’uncino alla porta
due arnesi da far ragionare
se continuamente rafforzati in
bicipiti che speri ti difendano dal tuo candore.












Città


Non c’era che uno
e adesso che ha promesso
di non provare a fare
musica deve invece
farla a domenicali incontri
in tarda festività se me
lo avesse detto prima
avrei riavuto un’incudine
amalgamata
di fiori mentre
già entrambi di nuovo
si riallacciano ai loro
passati delusa da entrambi
i geniali intenti non fa
a meno di temporali
e carbonio all’accadere
del tempo




























Suoni

Ritrovarci
sapere
che siamo un foglio
abbandonato
da qualche parte
lo siamo stati
mai lo riavremo
indistinguibile silenzio
in cui avrebbero voluto
legare i suoni
dei nostri sentire
andremo daccapo
con ciò che accadrà
saremo appigli di altri giorni
sinfonie di altre foglie
mentre le radici cadranno
come coriandoli
lasciando che siano colori
senza fili
manichini da vestire

Saremo di pioggia
di lineamenti sconosciuti
come il primo firmamento
di un ticchettio fulmineo
sulle pareti di uno sguardo
allineato al tuo volermi
allontanare
come per incanto
trasformato
nell’aprile di una primavera
che fiorisce senza sforzo
rinnegando giorni
di vissuti altrui
nell’assurdità della deriva.













Presente

Un ricordo
ergerlo
a esempio
mostrarlo per riflesso
a se stessi
trasformazione
improvvisa
portando un pane
accendendo il fuoco
della certezza
nessuno potrebbe
sostituire parti di sé
comprimere
la fine in pochi attimi
del passato
preferire alla natura
inerte
quella mutevole
dell’inchiostro
anche se allontana
sfalda le anime
per riapparire
comprovato
ordine
lista dei sogni
vagabondaggio della sincerità






















Discorsi

Racconta
un foglio
giostra di mani
a far riaffiorare
i sintomi di affermazioni
mai perse
nonostante
il negare
provenienza che non ha luogo
privazione
immotivata
del proprio
spazio
donato
da un genitore
eterno
che non riaccada
mai
avviene
succede
separazioni di luminosità
ora
senza pianto
colpevolezza
riconosciuta

Il proprio
vezzeggiativo
cercato
rimarginato
sperato

















Primitivismi

Riabbracciati
gli istanti di tempo
paralleli
come dimenticati
assuefatti
mai
indifferenti giochi di
forme
azzurri
lancinanti
armonie prive
logos
acuminato
incertezza di mediazioni
rientrano
nell'ora dell'azione
disarmata
seduta su un limo
terrestre
come altri
finisce anche la popolarità
senza inganno
non dimentichi
senza ammonire
ma sarebbe
il primo spettacolo
dirompente
circolare
distribuito in campi
grotte primitive
esistenze